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AGLIO DI MOLINO DEI TORTI
CARATTERISTICHE DELLE VARIETA’ LOCALI DA SALVAGUARDARE, METODICHE DI COLTIVAZIONE E/O VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATE NEL TEMPO: L’aglio, nome italiano dell’Allium Sativum, erba della famiglia “Liliaceae”, si presenta come un bulbo prolifero con bulbilli (i cosiddetti “spicchi d’aglio”) avvolti dalle tuniche secche del bulbo che li ha formati. La pianta è alta fino a 70 cm con foglie lineari. Il suo bulbo è composto di 8-10 spicchi di colore bianco, rosa o malva. Il prodotto viene venduto sia verde che secco sia in mazzi che in trecce o sfuso a singoli bulbi. L’aglio viene seminato a mano (come tradizione) posando nei solchi aperti il bulbillo, scelto accuratamente tra i migliori della produzione (lavorazione fatta ad ottobre con seme preselezionato durante la campagna di estirpo e messo da parte proprio per questa utilizzazione). Il bulbillo viene accuratamente immesso nel terreno ad una distanza di circa 10-15 cm uno dall’altro e poi ricoperto con la zappa; ultimamente, essendo questa lavorazione molto lunga, qualche azienda agricola ha sostituito la semina a mano con la “macchina semina aglio” che, secondo la tradizione molinese, non è in grado di sostituire le mani dell’agricoltore perché il prodotto ottenuto è, per dimensioni del bulbo, più piccolo rispetto a quello della semina fatta a mano. L’aglio predilige un terreno di medio impasto, ricco e ben lavorato; la concimazione deve essere ricca di sali di potassio e di azoto e deve essere seguita da accurato diserbo e da disinfezione dalla cosiddetta “mosca” che, verso maggio, imperversa su questa coltura falcidiandola: essa colpisce l’apparato fogliare fino a farlo seccare completamente, con conseguente necrosi del bulbo. Due buone irrigazioni, in caso di clima molto asciutto e siccitoso, rendono il prodotto senz’altro migliore rispetto a quello non irrigato. Giunto il momento della raccolta dobbiamo distinguere due periodi: verso giugno, se trattasi di “Borgognone”, comunemente chiamato “Ravagno”, aglio di prima raccolta da consumarsi nelle insalate, crudo, verde, smaltito in breve tempo perché la durata della freschezza del bulbo è limitata. A luglio, poi, avviene la raccolta del prodotto tipico di Molino dei Torti (Al) che viene coltivato da generazioni. L’aglio viene estratto dal terreno con una specie di “lamone” che lo solleva come una lieve aratura; segue la raccolta a mano, quindi, il prodotto, dopo essere stato adagiato sul terreno ad essiccare per circa 7 giorni, viene trasportato sull’aia dell’azienda agricola dove continua l’essiccazione e la stagionatura. Viene venduto a commercianti della zona, a seentieri di Milano e dintorni che ne apprezzano la qualità superiore rispetto a varietà di altre regioni.
ZONA DI PRODUZIONE: Il prodotto in oggetto viene coltivato nel Comune di Molino dei Torti (Alessandria) e nei comuni limitrofi.
MATERIALI ED ATTREZZATURE SPECIFICHE UTILIZZATE PER LA CONSERVAZIONE E/O L’IMBALLAGGIO DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: L’aglio, prima di essere spostato nei locali di deposito, viene accuratamente pulito con un’apposita spazzola che lo rende più bianco e privo da ogni impurità. Vengono, in seguito, formati manualmente dei mazzi tondeggianti, con bulbi di dimensioni uniformi.
DESCRIZIONE DEI LOCALI DI CONFEZIONAMENTO E/O DI CONSERVAZIONE: L’aglio così preparato è pronto per la vendita; viene adagiato su bancali in legno e così conservato fino ad ottobre/dicembre in locali asciutti, possibilmente freschi ed aerati, in regola con le attuali disposizioni riguardanti la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.
DOCUMENTAZIONE ATTESTANTE LA VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATA NEL TEMPO PER UN PERIODO NON INFERIORE AI VENTICINQUE ANNI DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Il bulbillo utilizzato per la semina è prodotto dalle stesse aziende coltivatrici e deriva da una selezione massale dei bulbi coltivati. Non si ha certezza sull’origine dell’ecotipo in quanto la selezione avviene da tempo. La presenza e la coltivazione dell’aglio a Mulino dei Torti risale a tempi remoti ed è stata documentata da studi storici locali.
FONTE: B.U.R. Piemonte, Supplemento al numero 23 - 6 giugno 2002
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