MARRONE DI CASTEL DEL RIO IGP
Tipo di prodotto: Frutto (marrone) ottenuto dai castagneti costituiti dalla specie castanea sativa Mill, rappresentata dai tre biotipi marrone domestico, nostrano, di San Michele. La pezzatura deve essere medio-grossa (90 frutti per chilogrammo). La forma è prevalentemente elissoidale; l’apice è poco pronunciato con presenza di tomento, terminante con residui stillari (torcia) di tomentosità tipica della specie; una faccia laterale è tendenzialmente piatta, l’altra marcatamente convessa; la cicatrice ilare (occhio) è di forma sensibilmente quadrangolare di dimensioni tali da non debordare sulla facce laterali, generalmente piatta. Il pericarpo è sottile, di colore bruno rossiccio con striature in senso meridiano, rilevate e più scure, in numero variabile da 25 a 30. Esso è facilmente staccabile dall’episperma il quale si presenta di colore camoscio ed è raramente rientrante nelle solcature principali del seme (di norma uno per frutto, di polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce). Per quanto riguarda i castagneti, è vietata ogni forma di forzatura, ogni somministrazione di fertilizzanti di sintesi ed il ricorso a fitofarmaci nella fase produttiva.
Zona geografica di produzione: Comprende i comuni di Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese, Borgo Tossignano.
Curiosità storiche e letterarie: Ancora pagine di storia locale, nelle quali ritroviamo alcune situazioni di cui, in linea generale, altri autori hanno in seguito trattato: la diffusione della pellagra, da una parte, e il luogo comune della migliore alimentazione disponibile nelle zone di montagna, dall’altra. Infatti, è ormai notissimo l’influsso che l’alimentazione basata unicamente sul mais ebbe, per esempio, sulle popolazioni (braccianti e piccoli proprietari) della pianura padana, nei confronti delle quali la pellagra, con i suoi terribili ed inequivocabili sintomi, colpì con estrema durezza. Il rimedio fu individuato in una dieta variata, che raramente le plebi rurali potevano permettersi. Le locande sanitarie di cui parla Cortini furono una delle risposte date dalle associazioni di persone caritatevoli. A proposito della più ampia disponibilità di cibo: essa appare, nel testo consultato, caratteristica di Castel del Rio; lo dimostrano la presenza delle locande sanitarie ed i riferimenti alle opere agricole, all’allevamento, all’acqua pura, ai marroni, che costituivano una fonte alimentare sfruttata con attenzione e fantasia. Tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare da questa vaga varietà: anche le popolazioni montane avevano quotidianamente a che fare con i problemi dati da un’alimentazione che, in termini di quantità, fu sempre difficile definire abbondante. È quindi probabile che la sobrietà, più che una caratteristica, fosse una sgradita necessità.
Del resto la popolazione è laboriosa, intenti i paesani ai mestieri ed ai trafici; intenti i campagnoli alle opere agricole, all’allevamento del bestiame grosso e minuto; è generalmente sobria, dissetandosi alle sorgenti d’acqua pura più o meno copiose, seminate un po’ per tutto, ed alimentandosi, gran parte dell’anno, gli abitanti delle zone castagnate,preferibilmente di marroni, che mangiano lessati ed arrostiti, essiccano e macinano e cibano in più modi; mentre gli abitanti d’altre zone si alimentarono un tempo preferentemente di frumentone, molte volte avariato. L’alimentazione a marroni ed acqua di sorgente diede e dà tuttavia a chi se ne vale una carnagione sana e colorita da fare, al confronto, scomparire chi si nutre di pane e carne, e si disseta coi vini più robusti: là dove l’alimentazione a polenta di frumentone, scarsa di sale, fece luogo, in un certo momento, alla pellagra ed allo scorbuto, tanto che, l’anno 1901, per la cura dei pellagrosi si apersero, nel comune di Castel del Rio, una a Belvedere ed una a Valsava, due locande sanitarie, nelle quali, per quaranta giorni ogni anno, si ammettevano a fruire di un pasto quotidiano quanti erano inizialmente affetti dalla triste malatia o v’erano predisposti. (*) (*) Giuseppe Fortunato Cortini, Storia di Castel del Rio dalle origini all’anno 1932, Santerno edizioni, Imola, 1985 Ristampa tratta dalla edizione del 1933 con i tipi della Coop. Tip. Edit. Paolo Galeati di Imola
Fonte: Ermes Agricoltura - Regione Emilia Romagna
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