NOCCIOLA MORTARELLA
Nome geografico abbinato: Nocciola mortarella campana
Regione: CAMPANIA
Provincie: Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno
Sinonimi:
Descrizione sintetica prodotto:La denominazione designa le nocciole riferibili alla cultivar “Mortarella. Forma della nucula- subcilindrica, lateralmente compressa. Dimensioni della nucula: medio-piccola; con calibri da 13 a 19 mm; frutti anche non uniformi. Guscio-medio-sottile, di colore marrone chiaro, con lievi striature di colore più intenso. Seme-subovoideo o subconico, inferiormente un pò pianeggiante; tracce di fibre. Staccabilità del perisperma alla tostatura- buona. Polpa-di colore bianco-avorio, consistente, aromatica. Resa alla sgusciatura-variabile, comunque non inferiore al 44 %. Umidità relativa del prodotto dopo l’essiccazione-non superiore al 6 %. Frutto sgusciato-calibri da 11 a 13 mm.
Territorio interessato alla produzione: Provincia di Avellino: Aiello del Sabato, Altavilla Irpina, Atripalda, Avella, Avellino, Baiano, Capriglia Irpina, Cesinali, Contrada, Domicella, Forino, Grottolella, Lauro, Manocalzati, Marzano di Nola, Mercogliano, Monteforte Irpino, Montefredane, Moschiano, Mugnano del Cardinale, Ospadaletto d’Alpinolo, Pago del Vallo di Lauro, Prata P.U., Pratola Serra, Quadrelle, Quindici, S.Lucia di Serino, S.Michele di Serino, S.Potito Ultra, S.Stefano del Sole, Serino, Sirignano, Sperone, Summonte, Taurano. Provincia di Benevento: Durazzano, Moiano, Sant’agata de’ Goti. Provincia di Caserta: Caianello, Carinola, Conca della Campania, Francolise, Galluccio, Marzano Appio, Mignano Montelungo, Pietravairano, Presenzano, Riardo, Rocca d’Evandro, Roccamonfina, Rocchetta E Croce, Sessa Aurunca, Teano, Tora e Piccilli, Vairano Patenora. Provincia di Napoli: Boscoreale, Camposano, Carbonara, Casamarciano, Cicciano, Comiziano,Liveri, Marigliano, Nola, Ottaviano, Palma Campania, Poggiomarino, Pompei, Roccarainola, San Gennaro Vesuviano, S. Giuseppe Vesuviano, S. Paolo Belsito, S. Vitaliano, Saviano, Scisciano, Somma Vesuviana, Strianao, Terzigno, Tufino, Visciano. Provincia di Salerno: Bracigliano, San Valentino Torio, Sarno, Siano,
Produzione in atto: attivo
Descrizione delle metodiche di lavorazione: Le condizioni ambientali di coltura dei noccioleti destinati alla produzione devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità. I sesti e le distanze di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli in uso generalizzato nella zona e riconducibili alle coltivazioni cosiddette a cespuglio policaule (“ceppaia”), con un numero massimo, in produzione, di 5 pertiche per ceppaia; o al vaso cespugliato (“monocono”), con una densità per ettaro non superiore a 650 piante. Sono ammesse anche forme di allevamento diverse, quali: il “vaso libero”, il “monocaule” (alberello), la siepe, sempre che condotte con raziocinio e nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto descritto al successivo art.6. Il numero di piante ad ettaro non può, in ogni caso, superare il limite di 650. Le cure colturali e la raccolta devono essere quelle generalmente e tradizionalmente usate e, in special modo per i nuovi impianti, devono essere atte a non modificare le caratteristiche qualitative dei frutti di cui all’art.6. Negli impianti è ammessa la presenza di altre varietà di nocciolo, ai fini della idonea impollinazione, nella misura massima del 15 %. La produzione massima consentita di nocciole è fissata in 4,5 tonnellate ad ettaro di coltura specializzata, pur con le variabili annuali in funzione dell’andamento climatico. Anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa per ettaro di dovrà essere riportata a detto limite produttivo, attraverso un'accurata cernita dei frutti. In ogni caso, va assicurata la rispondenza del prodotto ai requisiti qualitativi di cui al successivo art.6. Le nocciole, al momento dell'immissione al consumo, devono presentarsi sane, prive di residui antiparassitari, come per legge; difetti ammessi, riferiti al peso: impurità 0,5%, vuote 1 %, avariate 1 %, raggrinzite 3 %, cimiciato 1%. La eventuale conservazione al fine di dilazionarne la commercializzazione, deve avvenire in locali puliti, privi di odori e ben areati.
Osservazioni sulla tradizionalità, la omogeneità della diffusione e la protrazione nel tempo delle regole produttive: L’origine e la tradizionalità di questa produzione in Campania è strettamente legata alla presenza dei noccioleti che caratterizzano il paesaggio della regione nelle aree di origine della produzione. Ampia e nutrita documentazione prova la tradizionalità della produzione di questa nocciola e la sua storicità è contenuta nelle cronache locali.
Costanza del metodo di produzione oltre 25 anni: SI
Riferimento bibliografico: TROTTER Alessandro. Il Nocciuolo nella Campania, Napoli 1919 TROTTER Alessandro. Contributo alla storia colturale del nocciuolo nella Campania, Napoli 1921 TROTTER Alessandro. La coltivazione del Nocciuolo. Atti convegno Nocciuolo, Napoli 1937 TROTTER Alessandro. Principali varietà di Nocciuolo in Campania, Napoli 1949 Regione Campania. CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL NOCCIOLO, Avellino 1983 AAVV. Università degli Studi di Napoli “Federico II”. “Prodotti Agroalimentari tipici della Campania", Portici 1995
Fonte: Mappatura dei Prodotti Tipici e Tradizionali 2005 - Regione Campania, Settore Se.SIRCA.
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