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Campania - Ortaggi e Conserve - Vegetali freschi
POMODORINO VESUVIANO

Nome geografico abbinato:

Regione: CAMPANIA

Provincie: NAPOLI

Sinonimi:

Descrizione sintetica prodotto: La denominazione "Pomodorino Vesuviano" designa le bacche che deriva dall’ecotipo “VESUVIANO”: il prodotto, allo stato fresco, deve avere le seguenti caratteristiche:
pezzatura 45-38/kg, ossia peso della bacca compreso tra 22-26 g.
forma prevalentemente ovale allungata, leggermente piriforme (con rapporto tra gli assi non superiore a 1.4 ) con apice mucronato ben evidente;

Territorio interessato alla produzione: La zona di produzione comprende nella provincia di Napoli: Boscoreale, Pompei, Boscotrecase, Terzigno, S.Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Somma Vesuviana, S.Anastasia, Pollena Trocchia, Cercola, S.Sebastiano al Vesuvio, S.Giorgio a Cremano, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Volla, Trecase, Massa di Somma, S.Gennaro Vesuviano, Acerra Afragola, Brusciano, Caivano, Casalnuovo, Camposano, Castercisterna, Cicciano, Cimitile, Mariglianella, Marigliano, Nola, Palma, Pomigliano, Scisciano, S.Vitaliano

Produzione in atto: attivo

Descrizione delle metodiche di lavorazione: Le condizioni ambientali e di coltura devono essere quelle tradizionali della zona, e comunque atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità. Il trapianto, di norma , si esegue tra l’ultima decade di marzo all’ultima decade di aprile.
Il sesto d’impianto deve essere di massimo 30 cm sulla fila e compreso tra 90 -100 cm tra le file
La forma di allevamento è quella in verticale con tutori idonei e fili orizzontali. I sesti, le forme di allevamento ed i sistemi di coltivazione devono essere quelli, in uso generalizzato nella zona e comunque atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità. E’ facoltà degli organi tecnici regionali ammettere anche forme di allevamento diverse nel rispetto comunque delle suddette caratteristiche.
La raccolta dei frutti è scalare e va effettuata nel periodo compreso tra inizio luglio e fine settembre, in funzione delle particolari destinazioni commerciali:
fresco:luglio - settembre; da serbo: agosto; e in funzione del conseguimento delle caratteristiche qualitative.
La produzione unitaria massima annua di frutti ammessa è fissata in 250 quintali ad ettaro, pur con le variazioni annuali in funzione dell'andamento climatico.
In entrambe le coltivazioni è vietata ogni forma di forzatura tendente ad alterare il ciclo biologico naturale del pomodorino, con particolare riferimento agli alleganti ed ai maturanti.
Le operazioni di cernita, di calibratura e di trasformazione del prodotto, secondo le tecniche già acquisite localmente, devono essere effettuate nell’ambito della zona di produzione delimitata nel precedente art. 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che le suddette operazioni siano effettuate in stabilimenti situati nell’ intero territorio regionale, a condizione che in detti stabilimenti le ditte interessate dimostrino di lavorare pomodorino del tipo regolamentato nel presente disciplinareAi fini della immissione al consumo, per dilazionarne la vendita, il prodotto per il mercato fresco può essere conservato in locali idonei ed eventualmente a temperatura controllata, non inferiore a 4 gradi centigradi. Per il pomodoro da serbo, la conservazione deve essere effettuata in locali ben arieggiati, a temperatura ambiente.Non sono consentiti trattamenti post-raccolta con insetticidi e fungicidi.

Osservazioni sulla tradizionalità, la omogeneità della diffusione e la protrazione nel tempo delle regole produttive: Il legame con l’ambiente è documentato dalla autoctonia della cultivar interessate e dal numrose fonti bibliografiche, compresa la tradizione di riprodurre fra gli ortaggi del presepe napoletano i pomodorini, fatto che dimostra la tradizionalità di questa produzione sin dal XVIII secolo.

Costanza del metodo di produzione oltre 25 anni: SI

Riferimento bibliografico:
AAVV. Università degli Studi di Napoli “Federico II”. “Prodotti Agroalimentari tipici della Campania", Portici 1995

Fonte: Mappatura dei Prodotti Tipici e Tradizionali 2005 - Regione Campania, Settore Se.SIRCA.



 

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